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Parliamo di tiroide e gravidanza

Se i preparativi per mettere su famiglia sono iniziati, prestate attenzione anche alla tiroide, visto che la ghiandola è collegata anche alla fertilità

Controlli della tiroide anche in gravidanza

Oggi quando si parla di gravidanza si presta sempre più attenzione anche alla famosa ghiandola endocrina, la tiroide. Perché è proprio su di lei che cade l’attenzione nel caso in cui la gravidanza sia stato il desiderio espresso con quella meravigliosa stella cadente l’estate scorsa, oppure nel caso in cui siano già iniziati i preparativi per mettere su famiglia. E la ragione di questa attenzione è molto semplice: la tiroide ha un ruolo essenziale nel garantire la fertilità: in caso di disfunzioni tiroidee la possibilità di concepimento potrebbe venire compromessa ed il rischio di aborto spontaneo crescere.

Per questo è molto importante fare uno screening sullo stato di salute della tiroide prima, durante e anche dopo questo delicato momento di vita di una donna.

Quali disfunzioni tiroidee possono interferire con la maternità?

Le malattie della tiroide possono essere di natura morfologica, e in questo caso ad essere interessata è la forma della ghiandola (ingrossamenti o noduli che possono portare a tumori e al gozzo). Oppure disfunzioni vere e proprie della tiroide, legate al numero di ormoni prodotti: se la tiroide lavora troppo avremo l’ipertiroidismo, oppure, in caso contrario, se lavora poco, l’ipotiroidismo.

Ed è proprio l’ipotiroidismo la malattia più comune e frequente che si lega ai problemi legati al desiderio di maternità e/o alla gravidanza. Così come a quelli che potrebbero verificarsi dopo il parto.

La tiroide in gravidanza

Se è vero che gli ormoni tiroidei contribuiscono al normale sviluppo delle prime fasi di vita del feto, dobbiamo ricordare che nei nove mesi che precedono la nascita di un bambino, alla tiroide è richiesto uno sforzo maggiore: la produzione di ormoni infatti si incrementa del 25%.

Questo succede perché nei primi tre mesi di gravidanza (delicatissimi sotto molti punti di vista), il feto, che non produce ormoni tiroidei perché non ha ancora sviluppato la sua tiroide, necessita degli ormoni tiroidei dalla madre, che dovrà quindi produrne di più. Questo surplus di produzione ormonale, è importantissimo, considerato che influisce e determina la formazione del sistema nervoso centrale del futuro nascituro.

I mesi che seguono il parto

Ma che cosa succede dopo? Se la gravidanza rappresenta spesso un periodo ricco, di energie, gratificazioni e… di bellezza, i mesi successivi possono lasciare lo spazio a una forma di tiroidite post partum. Disturbo meno noto, che però colpisce il 5-10 % delle partorienti.

I sintomi sono molto simili alla depressione post partum e per essere diagnosticata richiede esami specifici.

Si caratterizza per una fase di ipertiroidismo nel primo/secondo mese dopo il parto e da una di ipotiroidismo nei due successivi.

La buona notizia è che nel 90% dei casi si risolve senza complicazioni. Questo però non vuol dire che non necessiti di una terapia mirata.

Prevenzione e cure

Se sono stati intercettati i tipici segnali di uno scorretto funzionamento della tiroide, questi vanno portati all’attenzione di uno specialista, ovvero l’endocrinologo, avvalendosi anche dell’aiuto del proprio medico curante.

Il medico specialista della tiroide prescriverà una serie di accertamenti molto semplici, come il prelievo di sangue e l’ecografia. Esami utili per stabilire se ci sono patologie e/o alterazioni della tiroide.

Lo iodio non si respira, si mangia!

La riduzione dei disturbi da carenza alimentare di iodio è indicata come obiettivo primario per la salute pubblica.

Indicazione preziosa che arriva direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalla Food and Agricolture Organization (FAO).

Ma anche il nostro Ministero della Salute ha a cuore la tiroide. “Lo iodio non si respira, si mangia” è un efficace slogan riportato su un opuscolo informativo dal titolo “Iodio e salute”, dedicato proprio alla salute della tiroide.

Per finire, un consiglio, sempre firmato dal ministero: una dieta equilibrata, con 2 porzioni di pesce a settimana e latte o yogurt tutti i giorni, garantisce circa il 50-60% del fabbisogno di iodio.